Storia del Club di Siena

Sono, sicuramente, sufficienti le dita di una mano per ricomprendere il numero dei Clubs lions toscani che, come quello di Siena, possono vantare circa 60 anni di attività e sono rimasti unici, nelle loro città, a rappresentare il movimento Lionistico.

Questa“unicità”, particolarmente sottolineabile nella Toscana dei campanili, va poi ulteriormente evidenziata per una città articolata su 17 contrade e trova base e alimento nelle caratteristiche e volontà dei Soci Fondatori a cui il club, pur nel divenire, ha saputo e voluto rimaner fedele.

Nella seconda metà degli anni ’50, nel periodo della “ricostruzione”, in piena “guerra fredda” e quando ancora i ricordi del conflitto erano “laceranti”, 37  senesi, prevalentemente giovani, che sino a pochi anni prima militavano anche in formazioni diverse, vollero credere nei valori occidentali ed umanitari che dagli Stati Uniti d’America, veicolati dal club padrino di Firenze, giungevano anche a Siena attraverso il movimento dei Lions.

Giovani con un’ idea positiva del futuro che seppero superare antiche ferite e immaginarono per la loro “comunità” un futuro di crescita morale, culturale e materiale, dedicando tempo, impegno sociale e disponibilità economiche a questi “scopi” ben definiti, e da perseguire all’interno di un codice “etico”, principalmente  rispettoso della persona umana di qualsiasi latitudine o religione.

In una città universitaria non poté mancare la “goliardia” nella vita associativa, che fu anzi motivo di unione e stimolo verso idee ed uomini nuovi.

Fu così che il club di una città “provinciale” espresse in Lao Cottini non solo e non tanto il Governatore del distretto 108 L (Sardegna, Lazio, Umbria e Toscana) quanto il disegnatore e tra i primi realizzatori del “nuovo corso” nazionale del Lionismo, proponendo il superamento, ma non l’abbandono, del lionismo caritativo a favore di quello di proposta con una spiccata apertura dei clubs verso l’esterno e un particolare interesse verso la rinnovata società civile che, sulla spinta dei movimenti studenteschi ed operai del ’68, interessava tutta l’Europa e la stessa America.

Il nuovo corso del lionismo fu coraggiosamente introdotto in una relazione tenuta a Siena nel febbraio del 1970 e, poi, proposta al Congresso nazionale di Sorrento, con tema “I lions nella società di oggi: spirito ed azione”.

Una così forte personalità non poteva che essere il frutto, oltre che di doti personali, anche di vivacità culturale, di identificazione e di adesione affettiva al sodalizio che si viveva nel club senese e che si manifestò, prima ancora che a livello nazionale, con la sponsorizzazione del Club di Piombino nel ’61 ed in quello di Chianciano Terme nell’anno successivo. Spirito fruttificante che si manifestò ulteriormente nella costituzione del Club della Valdelsa nel ’64 e che si ripresenterà,  nel 1995,  con la costituzione del Club Crete senesi.

Furono altresì stabiliti gemellaggi a livello internazionale ,(1961) con Salisburgo, in occasione del Forum europeo tenutosi in quella città,  e con ( 1960) Avignone,  formalizzato ad Ischia, durante il congresso del Multi Distretto Italia  ; nel solco della tradizione medioevale che vedeva i banchieri e mercanti senesi percorrere le strade d’Europa,  frequentarne le corti  e  le  fiere più importanti. A Siena , poi, nella serata del Palio del 2 Luglio 1963 , fu celebrata la cerimonia ufficiale del gemellaggio a tre.  Nell’ 82, complice la storica presenza nelle due città di S.Bernardino, si realizzò, anche, il gemellaggio con il Club dell’Aquila.

Mostrando particolare attenzione al dettato associativo, costante è stato l’interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità.

Tra i vari “services“ che hanno accompagnato il cammino si può ricordare la durevole e continua attenzione all’arte ed in particolare al recupero delle opere straordinarie presenti in città, che costituiscono la più importante base per il rilevante settore turistico; contribuendo così sia al recupero artistico che allo sviluppo economico della città. In proposito ricordiamo nel 1977 il  restauro degli affreschi nell’oratorio di S.Caterina da Siena.  Attività poi proseguita con il recupero di opere del Manetti, del Beccafumi ed altri artisti presenti a Siena con opere sparse in varie chiese o nell’Ospedale di S.Maria della Scala. In particolare si sottolinea il restauro, nel 1996,  della statua del Mangia, uno dei simboli cittadini.

Parallela a questa attività se ne è, altresì, sviluppata una editoriale che trova manifestazione anche nella pubblicazione dedicata alla descrizione dei lavori di recupero e all’ illustrazione delle opere presenti nell’ospedale suddetto.

Anche altri campi sono interessati dall’attività del club che, nei primi anni di vita, si dedicò all’assistenza di giovani bisognosi offrendo loro vacanze estive e borse di studio. Particolare è l’intervento a favore dei migliori studenti dell’Accademia Chigiana. Istituzione di prestigio mondiale in campo musicale e il cui presidente, il Conte Guido, fu socio onorario del club.  A ricordo di Lao Cottini, poi, per circa venti anni, sono state assegnate borse di studio annuali a favore dei migliori studenti maturandi delle scuole cittadine o alle migliori matricole delle diverse facoltà dell’Università di Siena.

Uno sguardo particolare, poi, il club ha sempre rivolto verso l’Accademia dei Fisiocritici . Una istituzione scientifica, presente in città  fin dal seicento, tanto da poter essere utilizzata per i suoi studi da Galileo Galilei nel suo soggiorno obbligato in Siena. In particolare nel 2002 si finanziarono  i lavori di recupero e la messa in attività della storica “meridiana” a  camera oscura con cui, fin dal 1703 a Siena, si potevano studiare gli equinozi e verificare l’esattezza del calendario  gregoriano. Nel triennio 1993-1996 il Club concesse un contributo pluriennale per la compiuterizzazione dell’archivio. Anche nel 2012, dato il particolare stato dell’Accademia, si è provveduto con apposita manifestazione a riportare all’attenzione pubblica le problematiche relative all’istituzione.

Apparecchiature mediche per il locale storico Ospedale ed attività di sostegno ad associazioni assistenziali locali, nazionali ed internazionali hanno infine, rappresentato un continuo dell’attività.

Per la descrizione del Club, nulla rende meglio delle parole usate da un suo Presidente nel definirlo:  “di statura, magari apparentemente un po’ agnostico, tendente all’isolazionismo, insofferente ai rituali  … ma pronto a risvegliarsi a ogni occasione o situazione di emergenza … . Queste sue doti le possiamo ritrovare “ concentrate” anche nell’ultimo Governatore “ prestato” al distretto e nel suo programma di S.Galgano;  con il quale ha spronato il Lionismo a superare la filantropia e la proposta per affrontare l’operatività verso le nuove emergenze.

Ma altrettanto belle sono le parole di un socio fondatore e che ben sottolineavano un’altra caratteristica del club senza la quale per altro non potrebbe sussistere quella unicità da cui siamo partiti: “ ritrovarsi insieme in serena e desiderata conviviale è ritrovare e rinnovare noi stessi, ma soprattutto significa ricercare nell’amicizia la nostra completa e vera identità”.

Nel 2010 ci ha lasciati un  “goliardico” socio fondatore attraverso i cui versi, in vernacolo, vorremmo identificare quel tono scanzonato che assieme alla frase precedente identifica il nostro sodalizio e lo rende particolare:

A che serve il Laio

  • Ci sé stato dal Laio?
  • Eh, ci so stato , so andato ad una riunione detta miti , mi ci aveva invitato il mì cognato..
  • Ma che ci fanno tutti li riuniti?
  • Quelli so un clebbe di cervelli fini che l’ha fondato un certo americano per esse giusti e buoni cittadini e ne problemi potè da una mano.
  • Io credevo ci fosse i nomi Laio, per esempio il macellaio di Montieri, com’èsse ‘i giornalaio o il cappellaio, e invece c’è ogni razza di mestieri
  • Du’ volte al mese, senza stà a fissarla, si ritrovan tutti a fa una cena, e dopo li c’è uno che gli parla di cose che te, mi, capisci appena.
  • Nel motto ci hanno scritto” Noi serviamo” , ma non vòl di che son servitori, anzi s’ingegnano, ha capito, ‘ndiamo, di dilla anche ai superiori,
  • Senti mi pare sia ‘na cosa buffa, di consiglià quell’altri a fa per bene, secondo me si fanno a piglà a uffa, e ‘un si sa bene poi che gliene viene
  • Sarà ma ‘un lo capisco questo motto: a che servano tutte quelle sguerve?
  • ‘somma c’è il Laio, si o no, fagotto? Dunque se c’è, vòl dì qualcosa serve